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Cina, contro lo smog arriva il bike-day. Tutte le settimane

Tutti in bici contro lo smog

Una pedalata la settimana toglie l’inquinamento di torno. Per combattere lo smog la Cina si inventa il bike-day: un giorno la settimana i veicoli a motore saranno rigorosamente banditi dalle strade di Shangai (e di altre grandi città) per fare spazio solo alle due ruote ecologiche.

L’obiettivo è duplice: risparmiare in benzina e in qualità dell’aria. Saranno gli impiegati pubblici a doversi attenere per primi alla giornata no-smog: divieto di usare mezzi a motore per percorrere distanze inferiori ai 3 km. E fino a 5 obbligo di utilizzo dei mezzi pubblici.

Stando alle intenzioni del governo, le misure anti-inquinamento dovrebbero essere applicate una volta la settimana per i prossimi 4 anni. Tra gli altri provvedimenti a favore dell’ambiente che il governo cinese intende applicare vi è anche l’uso della carta riciclata e di materiale eco-compatibile negli uffici. Prevista anche la riduzione dell’uso degli ascensori, grattacieli permettendo.

Il Ponte sullo Stretto? Lo paga la Cina

Lou Jiwei, presidente del Chic

“Arrivano i cinesi”. E’ questo il ritornello più sentito nelle ultime settimane, economicamente parlando. Un grido d’allarme e di speranza al tempo stesso, come se solo la grande Cina potesse salvarci dal tracollo acquistando i nostri titoli di Stato. Come se non ci restasse altra scelta che venderci sul mercato orientale, dando via pezzi di debito e di Paese.

BTP? NO, GRAZIE. Ma la Repubblica popolare è sempre in grado di stupirci per senso pratico. “Siamo venuti per l’Italia e la Spagna, Paesi dove vale la pena investire, a differenza della Grecia”, avrebbero detto i delegati cinesi in visita a ministeri e istituti italiani pochi giorni fa. E non si riferivano ai Btp, come anche lo stesso ministro Tremonti ha chiarito, bensì a pacchetti di infrastrutture e industrie più o meno bisognose di una boccata d’ossigeno. E più e meno redditizie. Autostrade, aeroporti, parchi industriali, cantieri navali e persino il Ponte sullo Stretto di Messina: il fondo sovrano China Investment Corp (Chic), sarebbe interessato a finanziare buona parte delle grandi opere del Paese.

Il rendering del Ponte sullo Stretto

PONTE SULLO STRETTO. “C’è un forte interesse per il progetto”, ha dichiarato il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli. Dalla Cina potrebbe arrivare circa il 50% dei fondi privati necessari a completare il Ponte, mentre i vertici delle ferrovie cinesi si sono già interessate all’affare. D’altronde per la Sicilia non sarebbe il primo esperimento del genere: già lo scorso novembre la Regione ha sottoscritto un accordo con la China Develpment Bank per il finanziamento di almeno otto grandi progetti infrastrutturali dell’isola. E circa 90 milioni di euro sarebbero già in arrivo da Pechino per ampliare i porti di Augusta e di Pozzallo, con il dichiarato obiettivo di renderli in grado di accogliere le enormi navi container provenienti da Oriente.

IN DARSENA A CACCIA DI AFFARI. Alcuni uomini d’affari cinesi si aggirano inoltre da alcuni mesi in Darsena, a Viareggio, a caccia di buone occasioni. Ovvero, in cerca di aziende in crisi ma produttive da rilevare. Anche i cantieri navali cominciano a fiutare il pericolo, tant’è che le smentite si rincorrono alla velocità della luce in questi giorni. Il Gruppo Baglietto e i Cantieri navali di Pisa, i primi ad essere finiti nel mirino degli investitori esteri, sarebbero in realtà fuori dalla partita. Lo ha confermato Massimo Perotti, ad di Sanlorenzo, dichiarando al tempo stesso che dal 2013 costruirà navi in Cina e per la Cina (in partnership con un’azienda locale). Leggi il resto di questo articolo »

La Cina è vicina. Quasi fatta per il volo Pisa-Shangai

I vertici di China Eastern in Toscana a novembre

Potrebbe essere attivato già l’anno prossimo il collegamento diretto tra lo scalo di Pisa e quello si Shangai. In questo momento il sindaco della città della Torre, Marco Filippeschi, si trova in Cina con i vertici di Sat, la società che gestisce il Galilei. Scopo del viaggio la trattativa con la compagnia China Eastern, i cui delegati saranno in Toscana a loro volta in novembre.

Le basi per una buona riuscita dell’incontro già ci sono: la Toscana, infatti, ospita una delle più vaste comunità cinesi d’Italia, composta in larga parte da imprenditori che hanno necessità di relazioni sempre più agili. In più c’è la parola del presidente Enrico Rossi, che sta lavorando sul volo Pisa-Shangai già da qualche mese. Intanto il collegamento China Eastern su Roma sta rapidamente diventando giornaliero, a testimonianza di quanto sia grande la domanda.

Cina, deraglia il treno superveloce. Giro di vite sulla sicurezza

Le immagini del deragliamento

Sarebbe stato un fulmine a provocare il tragico incidente di domenica scorsa, sulla linea ferroviaria superveloce che da Pechino porta a Shangai.

Secondo i primi accertamenti uno dei due treni coinvolti nello scontro avrebbe avuto un calo di potenza a causa della scarica elettrica e sarebbe stato poi travolto da un secondo treno. Quattro le carrozze deragliate al di sotto di un viadotto, una trentina le vittime accertate della tragedia.

Pechino ha reagito annunciando un controllo urgente sulla sicurezza del sistema ferroviario del Paese e licenziando in tronco tre dirigenti di Shangai. Ma contenere le polemiche che già infuriano sul web sarà difficile.

La tratta superveloce, i cui treni raggiungono i 300 km/h, era stata inaugurata solo un mese fa, con un anno di anticipo sulla tabella di marcia.

Il treno più veloce del mondo sta per partire in Cina

Il supertreno cinese

Da Pechino a Shangai in 5 ore, come se si potesse arrivare da Aosta a Catanzaro nel giro di una mattinata. Sarà presentato in occasione del 90esimo anniversario del Partito Comunista cinese il treno più veloce del mondo, capace di viaggiare a 350 km all’ora.

Il supertreno servirà la linea Pechino-Shangai (1.318 km) consentendo di dimezzare i tempi di percorrenza. Come se si potesse percorrere l’Italia dalle Alpi alla punta dello Stivale in 5 ore, quando ad oggi ce ne vogliono 3 solo per andare da Roma a Milano. In Cina, invece, la linea ad altissima velocità è già una realtà: il biglietto costerà dai 50 ai 200 euro.

I detrattori della tecnologia made in China accusano la Repubblica popolare di aver semplicemente copiato la tecnica tedesca, francese e giapponese. Ma altrove, nonostante che nei test il Tgv francese abbia raggiunto i 571,2 km/h, i convogli riescono a raggiungere “solo” 320 km/h, contro i 350 cinesi.

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