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Pirateria, liberata la nave sequestrata in Somalia

La Montecristo riportata in acque sicure

Sequestro lampo al largo della Somalia. La Montecristo, nave del gruppo D’Alesio di Livorno, aveva lanciato l’allarme alle 6.45 del 10 ottobre. Il giorno successivo il blitz della liberazione, guidata dalle forze speciali inglesi.

Secondo l’ultima comunicazione pervenuta, la Montecristo era stata attaccata da una barca con cinque persone armate a bordo. Ventitré le persone finite sotto sequestro, tra cui sette italiani. I pirati, che si sono rivelati 11, si sono arresi 24 ore dopo di fronte a una task force guidata dall’Ammiraglio italiano Gualtiero Mattesi, in qualità di Comandante dell’Operazione Nato Ocean Shield che svolge attività di contrasto alla pirateria nel bacino somalo. E’ dunque libero e salvo l’equipaggio, che si era rifugiato nella zona blindata della motonave. Non è la prima volta che una nave italiana finisce nel mirino dei pirati: solo nel 2011 ci sono stati tre attacchi, ultimi di una lunga serie di sequestri iniziata l’anno scorso. Prima dell’estate le acque sembravano essere tornate più sicure. Ma non è così.

‘Liberi subito’, domani in piazza per i marittimi prigionieri in Somalia

Domani manifestazione a Roma

Crescono le adesioni alla manifestazione indetta per domani, mercoledì 7 settembre, dal coordinamento di cittadini ‘Liberi subito’, per chiedere l’immediata attivazione del governo per la liberazione dei marittimi prigionieri in Somalia. Domani scenderanno in piazza Montecitorio, a Roma, la Segreteria Regionale Campana Ugl Trasporti attività marittime e portuali, UIL Trasporti Campania, La Federmar Cisal, Filt, Fit, Cisl, La Federazione Nazionale Agenti, Raccomandatari Marittimi Mediatori Marittimi.

“Migliaia di persone partiranno da Procida, Piano di Sorrento, Gaeta e Trieste – si legge in una nota di ‘Liberi subito’ – per chiedere con forza l’intervento dello Stato per l’immediata liberazione dei marittimi prigionieri in Somalia, cui si uniranno delegazioni di tutti i Comuni costieri d’ Italia e l’Apostolato del Mare”. Intanto oggi a Napoli la Cgil aprirà il corteo dello sciopero generale insieme ai familiari degli italiani presi in ostaggio dai pirati.

Telefonata dai prigionieri dei pirati della petroliara della società Fratelli D’Amato.

La nave sequestrata dai pirati

Riportiamo le parole di Giuseppe Lubrano Lavadera, comandante della petroliera Savina Caylyn della società armatrice Fratelli D’Amato sequestrata il 6 febbraio scorso dai pirati al largo della Somalia.

”Perche’ dobbiamo morire? Siamo persone oneste e innocenti, non trasportavamo droga e non facevamo contrabbando. Il popolo italiano non può averci abbandonato così. Pensiamo ai nostri figli. Vogliamo rivederli”.

”Mangiamo un po’ di riso al giorno, molti di noi sono malati e dobbiamo stare sempre seduti per terra. Siamo guardati a vista da sessanta pirati armati fino ai denti che diventano sempre più nervosi e violenti perché vedono che non riescono a ottenere il riscatto”.

”Vi prego, aiutateci. Il governo ci aiuti”.

La voce è stata raccolta con una telefonata a La Repubblica.

Pirati somali uccidono 4 velisti americani

Due dei velisti uccisi dai pirati somali

Giravano il mondo in barca a vela “per passione e devozione” i quattro americani uccisi dai pirati somali che li avevano sequestrati venerdì scorso al largo dell’Oman. I quattro velisti stavano circumnavigando il globo ‘armati’ di Bibbie, per “far conoscere la parola di Dio”. Ad annunciare la loro tragica fine è stato il Comando Centrale del Pentagono: “I quattro americani sequestrati dai pirati sono stati uccisi”. Secondo la versione fornita dal Pentagono, la loro barca vela, la Quest, era circondata da quattro unità navali della marina Usa, e negoziatori dell’Fbi avevano avviato una trattativa con i pirati quando si sono uditi colpi d’arma da fuoco e una granata è stata lanciata contro una delle navi Usa. “Subito dopo un gruppo di pirati è apparso sul ponte della Quest con le mani alzate in segno di resa – ha precisato in una conferenza stampa il comandante della flotta Usa, viceammiraglio Mark Fox – A quel punto le forze Usa sono salite a bordo dello yacht ed hanno trovato i quattro velisti feriti.

Nonostante le cure gli ostaggi sono morti a causa delle ferite riportate”. Nel successivo conflitto a fuoco, due pirati sono stati uccisi, 15 sono stati arrestati e i cadaveri di altri due sono stati scoperti dai militari: in totale 19 pirati facevano parte della banda che aveva dato l’assalto alla Quest.”Non avevamo alcuna intenzione di lanciare l’attacco allo yacht con a bordo gli ostaggi – ha detto Fox – ma le cose hanno preso una piega diversa una volta uditi i colpi”. L’agenzia Reuters, citando fonti dei pirati, ha riportato invece che gli ostaggi sono stati uccisi nel momento in cui i militari Usa hanno fatto scattare il blitz.

Scott e Jean Adams, entrambi sessantenni, avevano iniziato il loro giro del mondo in barca a vela nel 2004, ed erano passati per la Cina, la Thailandia, le Filippine, la Nuova Zelanda con il loro carico di Bibbie e un master in teologia. Sulla Quest insieme a loro c’erano Phyllis Macay, 59 anni e Robert Riggle, 67: una coppia che si era conosciuta allo yacht club per single di Seattle e aveva deciso di realizzare insieme il sogno di una vita, circumnavigare il mondo in barca a vela. Il 15 febbraio scorso, al largo di Mumbai in India, le due coppie avevano deciso di abbandonare il resto delle barche con cui stavano navigando nell’ambito del ‘Blue Water rally’, e di dirigersi verso la Somalia. Il sequestro è avvenuto 2 giorni dopo. E si è concluso nel peggiore dei modi. Due anni fa si era invece concluso positivamente un caso analogo: pirati somali avevano rapito Richard Phillips, comandante della nave mercantile americana Maersk Alabama. Dopo aver bloccato la nave, i pirati avevano trasferito Phillips su un gommone. Unità navali Usa avevano seguito il gommone per cinque giorni. Poi era stato il presidente Barack Obama in persona ad autorizzare il blitz militare conclusosi con la liberazione di Phillips, l’uccisione di tre pirati e la cattura di un quarto, recentemente condannato a New York a 34 anni di carcere.

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