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No al taglio di 300 milioni di Euro per la manutenzione della rete ferroviaria

ANIE/Assifer si oppone al taglio di 300 milioni di euro
di investimenti per la manutenzione della rete ferroviaria disposto dal Governo con
il recente Decreto Legge n°102 del 31 agosto 2013. Tale Decreto, relativo alla
cancellazione dell’IMU, prevede infatti tagli significativi alla spesa nel settore
ferroviario come misura di copertura finanziaria.
 L’Associazione, che rappresenta l'industria ferroviaria nazionale, a cui aderiscono
oltre 100 aziende di grandi, medie e piccole dimensioni, chiede con fermezza
all’Esecutivo di eliminare tale disposizione in sede di conversione del Decreto in
Legge, ciò per garantire le necessarie attività di manutenzione alla rete
ferroviaria e sostenere la ripresa del settore.
Il taglio di spesa appare particolarmente preoccupante, in quanto abbatte le risorse
destinate alla manutenzione della rete ferroviaria di circa il 30%. Il provvedimento
rappresenta inoltre un grave pericolo per la salute del comparto, già in difficoltà:
una contrazione degli investimenti di questa portata avrà inevitabilmente
ripercussioni importanti nel settore. Sono a rischio di chiusura infatti molte
aziende dell’industria ferroviaria, i cui effetti avranno conseguenze in termini
occupazionali e sociali per i circa 3.000 addetti e per le loro famiglie.

Il provvedimento è in netta contraddizione con gli intenti espressi nel precedente
Decreto Del Fare (Capo III Rilancio delle Infrastrutture – Art. 18 Comma 7), che
autorizzava la contrattualizzazione degli interventi per la sicurezza ferroviaria
immediatamente cantierabili per l’importo, appunto, di 300 milioni di euro. Secondo
Assifer appare del tutto anacronistico promuovere il rilancio della produttività del
Sistema Italia accompagnandolo a tagli agli investimenti sulle infrastrutture
strategiche per il Paese, come la rete ferroviaria.

Profondo rosso per Peugeot Citroen, arrivano i tagli

Peugeot in rosso

Un primo semestre da dimenticare quello 2012 per il gruppo francese Psa Peugeot Citroen: 819 milioni di perdita contro gli 806 milioni di utile dello stesso periodo del 2011. Cala il fatturato: -5,1%.

A pesare sui conti in particolare il settore delle auto, che nei primi sei mesi dell’anno ha fatto registrare un calo di giro d’affari di oltre il 10% e un risultato operativo corrente negativo per 662 milioni.

Cifre in nero invece per la divisione finanziaria (Banca Psa Finance), il cui risultato operativo corrente è praticamente stabile rispetto al primo semestre 2011, a 271 milioni di euro contro 274.

Per tornare in attivo la casa produttrice ha presentato un piano di riassetto da brividi: via 8mila dipendenti da qui al 2015, ridimensionamento della rete di produzione in Francia, comprensivo di chiusura del sito di Aulnay (banlieue di Parigi).

Toscana, mezzi pubblici più salati dall’anno prossimo

Bus più cari in Toscana

Sale del 15-20% il prezzo del biglietto del tpl toscano. La causa? I minori trasferimenti statali. Lo ha annunciato l’assessore regionale ai trasporti Luca Ceccobao, presentando l’accordo raggiunto con Province  e Comuni, che, insieme alla Regione, garantiranno 195 milioni di euro per i servizi. Il Governo, invece, non ha ancora stabilito le risorse da erogare per il 2012 e gli anni successivi.

L’accordo garantisce una rete di 100 milioni di km, a fronte di una rete attuale di 105 milioni di km, e garantisce risorse per l’acquisto di mille nuovi bus (270 mln di euro stanziati dalla Regione). Ci sarà un biglietto unico a tariffa integrata per autobus, tram, treni e traghetti. Nelle aree a domanda ‘debole’, come le zone di montagna, è prevista l’istituzione di servizi flessibili gestiti dalle amministrazioni locali. Per quanto riguarda il prossimo bando di gara per l’assegnazione del servizio, Ceccobao ha ribadito che dovrà presentarsi un’azienda unica, auspicando un’intesa fra le attuali aziende toscane di trasporto. Rassicurazioni per il personale giungono dalla “clausola sociale”, inserita nel bando di gara affinché il personale attuale sia trasferito al nuovo soggetto gestore.

Campania, chiude il Metrò del Mare

A rischio il Metrò del Mare

Non sarà riattivato quest’anno il Metrò del Mare, il servizio di trasporto marittimo che da quasi 10 anni nella stagione estiva collega le località costiere più popolari della Campania, grazie a una rete di jet e aliscafi.

Colpa dei tagli ai finanziamenti pubblici, sostiene l’assessore regionale Giuseppe De Mita. Insomma non ci sono più i soldi e il costo del servizio dovrebbe ricadere esclusivamente sul prezzo del biglietto. Quasi 2 milioni i passeggeri trasportati ogni anno, tra cui 200mila pendolari: grandi numeri che però non possono bastare a coprire i costi di un servizio tanto ampio, finora finanziato all’80% da fondi pubblici. Dal 2000, infatti, il Metrò del Mare si è arricchito di 8 linee, arrivando a servire il Golfo di Salerno e alcuni porti turistici del Cilento.

“E’ un mezzo di trasporto pubblico – contrattacca Antonio Bassolino, che ne fu forte promotore – e in quanto tale devono essere le istituzioni a pagarlo”. Ma per il momento non ci sono segnali positivi, tantomeno dalle compagnie di trasporto.

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