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Trenitalia, TAR del Lazio respinge class action utenti e comuni calabresi

Il TAR del Lazio ha respinto l’azione collettiva promossa nei confronti di Trenitalia da alcuni viaggiatori calabresi, e sostenuta poi anche da alcuni comuni calabresi, nella quale si chiedeva, tra l’altro, il ripristino di alcuni treni notturni sulla direttrice Sud – Nord.
Il Tar nella sua sentenza evidenzia come non si riscontrino nell’operato di Trenitalia “violazioni degli obblighi contenuti nelle carte di servizi e degli standard qualitativi ed economici stabiliti per i concessionari di servizi pubblici” e definisce le scelte di Trenitalia “coerenti sia con la normativa generale che con le disposizioni del contratto di servizio”.
I servizi ferroviari cui facevano riferimento gli utenti calabresi rientrano, infatti, nel perimetro di quei servizi universali che Trenitalia effettua su richiesta dello Stato, al quale compete, definendolo in uno specifico contratto di servizio, programmarne quantità e caratteristiche, assicurandone la copertura dei relativi costi.
La sentenza, depositata lo scorso 17 febbraio, accoglie quindi le ragioni difensive di Trenitalia e respinge il ricorso, presentato nell’ottobre del 2012.

Antitrust: imposta emissioni sonore aerei, nelle Regioni applicazione difforme meglio definire criteri univoci con legge nazionale

L’imposta regionale sulle emissioni sonore degli aeromobili – dal primo gennaio scorso divenuta tributo regionale proprio ” è stata istituita finora solo in sei Regioni ma in modo così difforme da «alterare le condizioni di redditività dei vettori che fanno scalo in alcuni aeroporti rispetto ad altri con conseguenze discorsive sotto il profilo concorrenziale». E’ quanto evidenzia l’Antitrust in una segnalazione indirizzata al Governo, al Parlamento, alla Conferenza Stato-Regioni e alle sei Regioni che hanno istituito il tributo (Lazio, Lombardia, Emilia Romagna, Campania, Calabria e Marche), pubblicata sul Bollettino settimanale dell’Autorità. Gli effetti discorsivi derivanti dalla differente applicazione dell’imposta colpiscono, sottolinea l’Antitrust, sia le compagnie aeree «che offrono i propri servizi prevalentemente negli aeroporti dove l’Iresa ha un’incidenza maggiore e non possono agevolmente spostarsi da uno scalo all’altro», sia i consumatori per i quali, «a fronte di tariffe più alte determinate dal trasferimento a valle da parte delle compagnie aeree dei maggiori costi sopportati, possono risultare più attraenti scali limitrofi a quelli interessati da una maggiore tassazione» sia, infine, le società di gestione aeroportuale che vedono conseguentemente «alterate le proprie condizioni di redditività a causa di una riduzione del numero di vettori e/o di consumatori che decidono di frequentare lo scalo». Inoltre, osserva ancora l’Antitrust, così come è stata definita l’Iresa non rispecchia la natura di imposta di scopo «essendo talvolta (come nel Lazio) destinata solo per il 10% alla gestione dei costi sociali delle emissioni sonore provenienti dagli aerei».
Secondo l’Autorità garante della concorrenza e del mercato le problematiche evidenziate possono essere superate attraverso la definizione con legge dello Stato di criteri uniformi per il calcolo dell’imposta, il cui gettito dovrà ovviamente essere devoluto alle Regioni di pertinenza. Criteri che dovrebbero condurre a una definizione univoca del livello dei tributi per tipologia e caratteristiche del velivolo per evitare la creazione di arbitrarie discriminazioni tra scali e imprese e per l’elaborazione dei quali ci si potrebbe ispirare a quelli definiti in altri Paesi Ue come: la previsione di aliquote differenziate tra voli diurni e notturni; parametri di pagamento rapportati all’efficienza sonora degli aerei e non al loro tonnellaggio; la previsione di classi di aliquote che tengano conto delle peculiarità urbanistiche delle aree geografiche prospicienti i singoli aeroporti. Il legislatore nazionale, conclude l’Antitrust, deve anche garantire che il gettito dell’imposta venga destinato dalle Regioni «in via prevalente» al sostegno del costo degli interventi necessari per contenere il rumore e compensare la popolazione residente, come avviene negli altri Stati dell’Ue che applicano l’imposta. «Solo in tal modo infatti è possibile contemperare l’esigenza di intervenire sull’esternalità negativa indotta dall’inquinamento acustico con gli effetti che l’imposta ” incidendo sulla redditività delle imprese e conseguentemente sui costi dei servizi a carico dei consumatori ” può avere sugli assetti competitivi del settore aereo».

Rinviata alla Corte di Giustizia europea la problematica dei costi minimi

Leggendo la sentenza del TAR del Lazio, pensando a quanto è stato scritto sulla problematica dei costi minimi, la prima cosa che penso è che forse anche in questa occasione la vera genesi della sicurezza stradale è stata posta in secondo piano.

È vero chi la dura la vince, dopo una lunga ed estenuante attesa, finalmente il Tar del Lazio si è pronunciato sui ricorsi presentati dalla committenza contro i provvedimenti che applicano i costi minimi dell’autotrasporto. Lo stesso organo giudicante ha rinviato alla Corte di Giustizia europea i ricorsi presentati dalla committenza contro i provvedimenti che applicano i costi minimi dell’autotrasporto per valutare se sono compatibili con la normativa comunitaria. L’ordinanza è stata emessa venerdì 15 marzo 2013 sul ricorso contro i provvedimenti dell’Osservatorio sull’autotrasporto che attuano i costi minimi della sicurezza presentato da Confindustria, Confetra ed alcune imprese della committenza.

Infatti, i giudici hanno deciso un “rinvio pregiudiziale” della pratica alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea sospendendo così il loro giudizio sulle questioni pregiudiziali, in attesa della decisione del Lussemburgo (sede della Corte).

Attenzione che in questo arco temporale i costi minimi dell’autotrasporto, attualmente in vigore, rimangono attivi, questo in quanto il Tar del Lazio non ha preso alcun provvedimento sospensivo.

Nella premessa, però, i tre magistrati che hanno stilato l’ordinanza esprimono alcuni dubbi sulla legittimità dei costi minimi proprio sull’elemento principale che li giustifica, ossia la sicurezza: “Il Tribunale, premesso che la determinazione autoritativa ed eteronoma di costi minimi di esercizio costituisce una parte essenziale del corrispettivo del servizio e si risolve in una compressione indubitabile della libertà negoziale e, quindi, della libertà di concorrenza e delle libere dinamiche del mercato, dubita che la disciplina introdotta dall’art. 83 bis citato, ed applicata con i provvedimenti oggetto di gravame, sia valutabile come congrua e proporzionata rispetto all’interesse pubblico tutelato della sicurezza stradale, così da potere trovare in detta finalità di rilievo pubblicistico adeguata e sufficiente giustificazione“.

l’organo giudicante ha spiegato che la prederminazione dei costi d’esercizio “Non costituisce l’unica misura attraverso cui apprestare tutela alla sicurezza stradale, questo era chiaro, però se analizziamo a fondo la genesi dei costi, potremmo osservare che la stessa è correlata non alla velocità ma bensì alla manutenzione dei mezzi, ai turni di riposo dei conducenti, all’organizzazione del lavoro e formazione dei conducenti.

La matematica non è un’opinione, così sostiene il vecchio detto, ma una poca manutenzione, nell’ottica del risparmio, sicuramente influisce nella sicurezza del veicolo e di conseguenza nella sicurezza stradale.

Non solo, ma “Non costituisce neanche misura astrattamente idonea a garantire la sicurezza, se non in stretta correlazione con l’adozione di altre misure di sicurezza (non sussistendo altrimenti alcuna garanzia che i maggiori margini di utile connessi alla fissazione di un livello minimo di prezzi siano destinati a coprire i costi delle misure di sicurezza)”.
Interessante il passaggio dove i magistrati affermano, i costi minimi non hanno carattere eccezionale, bensì hanno un’applicazione generalizzata, hanno un’efficacia temporale limitata e sono pure contraddetti dallo stesso comma 4 dell’articolo 83 bis, che prevede alcune deroghe nel caso di accordi volontari tra autotrasportatori e committenti. E concludono che “Più in generale, può osservarsi come la fissazione di tariffe minime, come strumento atto a garantire la sicurezza nella circolazione dei veicoli, non è prevista in nessuna normativa di settore“.

Il Tribunale Amministrativo del Lazio “Dubita che sia compatibile con il diritto dell’Unione, e con gli stessi principi affermati dalla Corte di Giustizia nella menzionata sentenza, un sistema normativo che, in mancanza di una predeterminazione normativa di criteri diretti a disciplinare sia pure in via generale l’attività, nella sostanza, affida all’accordo tra gli operatori economici privati la determinazione delle tariffe minime o, in subordine, ad un organismo che, per la sua stessa costituzione, non presenta sufficienti condizioni di indipendenza rispetto alle valutazioni e alle scelte degli stessi operatori del settore”.
Rimandando la questione al Lussemburgo, i magistrati pongono tre questioni alla Corte di Giustizia Europea:

  • se la tutela della libertà di concorrenza , della libera circolazione delle imprese, della libertà di stabilimento e di prestazione dei servizi sia compatibile, ed in che misura, con disposizioni nazionali degli Stati membri dell’Unione prescrittive di costi minimi di esercizio nel settore dell’autotrasporto, implicanti fissazione eteronoma di un elemento costitutivo del corrispettivo del servizio e, quindi, del prezzo contrattuale;
  • se, ed a quali condizioni, limitazioni dei principi citati siano giustificabili in relazione ad esigenze di salvaguardia dell’interesse pubblico alla sicurezza della circolazione stradale e se, in detta prospettiva funzionale, possa trovare collocazione la fissazione di costi minimi di esercizio;
  • se la determinazione dei costi minimi di esercizio, nell’ottica menzionata, possa poi essere rimessa ad accordi volontari delle categorie di operatori interessate e, in subordine, ad organismi la cui composizione è caratterizzata da una forte presenza di soggetti rappresentativi degli operatori economici privati di settore, in assenza di criteri predeterminati a livello legislativo.

Serracchiani: il tar sia saggio sui costi minimi

“E’ auspicabile che il Tar del Lazio si esprima con saggezza sui costi minimi per la sicurezza nell’autotrasporto”. Lo afferma l’europarlamentare del Pd, membro della commissione Trasporti, Debora Serracchiani, in vista della pronuncia del Tar del Lazio, attesa per il prossimo 25 ottobre, sulla richiesta di sospendere l’entrata in vigore dei costi minimi per la sicurezza nell’autotrasporto.

Secondo Serracchiani “non c’è nessun dubbio in merito al fatto che quella sui costi minimi deve essere considerata una ‘legislazione d’emergenza’ che deve permanere finché il settore dell’autotrasporto in Italia non si ristruttura fortemente, integrandosi e internazionalizzandosi per competere con efficacia. Ma pochi dubbi ci sono anche sulle conseguenze che avrebbe un atteggiamento duramente punitivo da parte della giustizia amministrativa. Non si tratta infatti di cedere alle minacce, più o meno ventilate, di un fermo dell’autotrasporto, ma di avere una visione chiara del presente e del futuro del trasporto su gomma, che per vivere deve cambiare, e che non può cambiare se viene strangolato”.

Riferendosi al recente incontro tra le associazioni degli autotrasportatori e il sottosegretario ai Trasporti, Guido Improta, Serrracchiani ha osservato che “le assicurazioni sul mantenimento degli stanziamenti e sulla programmazione di incontri con la categoria sono positive, ma dal Governo deve venire soprattutto uno stimolo strategico che coinvolga tutto il settore”.

Alitalia: comunicati all’Antitrust gli “impegni” sulla Linate-Fiumicino

Alitalia ha regolarmente comunicato entro il termine fissato del 17 luglio all’Antitrust gli “impegni” atti a rimuovere la posizione di monopolio sulla rotta Linate-Fiumicino da adottare entro il 28 ottobre 2012, così come stabilito dalla stessa autorità. La valutazione delle misure proposte da Alitalia è stata avviata dall’Antitrust, sulla cui decisione Alitalia aveva presentato ricorso al Tar del Lazio chiedendo una sospensiva, negata, del provvedimento. Il vettore conferma comunque l’intenzione di procedere con il ricorso al Consiglio di Stato, che però non è stato ancora presentato in quanto si attende l’esito della discussione di merito del Tar sulla negazione della sospensiva fissata per il 10 ottobre prossimo.

Assologistica preoccupata per il futuro delle imprese italiane

Dall’inizio dell’anno il settore della logistica in c/terzi sta registrando sempre più gravi
condizionamenti all’attività delle imprese, causato anche dallo squilibrio modale del trasporto
commerciale in Italia, che rende insostenibile l’economia delle imprese. Dopo un fermo in
gennaio scorso con il solo risultato di avvantaggiare ulteriormente la concorrenza europea; il
fermo delle bisarche; il parere espresso dalla Autorità Garante sulla inaccettabilità, alla luce dei
principi comunitari, dei costi minimi di esercizio per la sicurezza promulgati dall’Osservatorio
nonostante il disaccordo della committenza; il ricorso al TAR Lazio fatto dalle Confederazioni
Confindustria e Confetra in attesa di giudizio in giugno prossimo; ancora si delineano nuovi fermi
assolutamente irricevibili ed incomprensibili data la gravissima crisi economica e la forte
sofferenza dei traffici commerciali domestici ed internazionali.
Assologistica è fortemente contrariata e preoccupata dal deterioramento della situazione
generale che rischia una forte involuzione. Si stanno verificando schieramenti ideologici e
strumentali da più parti, che porteranno lontano dalla risoluzione dei problemi. Tra questi, parte
della subvezione dell’autotrasporto, che sta assumendo, attraverso alcune organizzazioni, forme
di stigmatizzazione e proclami contro singole imprese committenti, quelle che più danno lavoro
all’autotrasporto, non vedendo che è tutto il comparto della committenza logistica a non essere
in condizione di poter accettare rigidi condizionamenti tariffari.
Assologistica ritiene che in questa fase difficile dell’economia del Paese occorra forza per i
sacrifici ma anche coraggio per intraprendere vie di innovazione e di cambiamento,
allontanando quei clichè dominanti che hanno determinato la polverizzazione
dell’autotrasporto, che è totalmente inadeguata ad affrontare crisi aggressive e profonde come
questa. Assologistica è convinta che l’autotrasporto abbia innanzitutto bisogno di lavorare così
come le imprese committenti, in modo soprattutto continuativo, ma questo è ottenibile solo a
condizione che i prezzi dei servizi siano di mercato e non di tabelle, che non corrispondono alla
realtà delle imprese e della concorrenza.
Assologistica chiede che il Governo intervenga a ristabilire gli equilibri per consentire a tutti di
lavorare e non di chiudere.

Alitalia, ricorso al Tar contro multa Antitrust

La compagnia aerea impugna al Tar le multe inflitte dall'Antitrust.

Lo scorso 28 aprile l’Antitrust aveva multato Alitalia per pratiche commerciali scorrette legate alla mancata inclusione nel prezzo dei biglietti aerei online della commissione per il pagamento con carta di credito. Ora la compagnia aerea reagisce impugnando le multe al Tar del Lazio.

Nel ricorso Alitalia sostiene la legittimità della pratica commerciale chiedendo la cancellazione della multa di 105 mila euro comminata dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato. Nella delibera della multa, l’Antitrust aveva contestato alla compagnia aerea di aver pubblicato le condizioni tariffarie sul suo sito solo in inglese.

L’Autorità, nei mesi scorsi, aveva sanzionato in modo analogo anche Ryanair, Easy Jet, Blue Panorama, Air Italy e Germanwings.

Arenaways, Torino-Milano a 10 euro per tutto marzo

Arenaways rilancia la promozione

A tre mesi dal viaggio inaugurale, la compagnia privata di trasporto ferroviario Arenaways conferma la promozione 10 euro a tratta e 100 euro l’abbonamento mensile. E ne approfitta per fare un primo bilancio.

Circa 1110 i passeggeri trasportati ogni giorno da novembre ad oggi, con una media settimanale che oscilla tra gli 800 e i 1000. Numeri ben lontani dal potenziale, per la tratta Torino-Milano, ma penalizzati dalle fasce orarie concesse da Rfi e dal divieto, imposto dall’Ursf, di effettuare fermate intermedie.
Motivi che hanno spinto Arenaways a fare ricorso all’Antitrust per abuso di posizione dominante e al Tar del Lazio per il provvedimento dell’Ursf (il Tar si esprimerà il 10 marzo).

“La cosa che più mi amareggia di quanto accaduto finora – dichiara Giuseppe Arena, patron della compagnia – è l’atteggiamento assunto da tutto il sistema politico, rimasto impassibile di fronte al danno economico provocato al tessuto socio‐economico di questo Paese: primo, perché si ostacola lo sviluppo di una nuova impresa; secondo perché RFI, pubblica e quindi mantenuta con i soldi dei contribuenti, viene pagata dagli operatori privati a cui concede le tracce, quindi anche da Arenaways… in teoria dovrebbe essere interessata alla nascita di iniziative private… più operatori privati più soldi in cassa”.

Nonostante ciò la scommessa Arenaways va avanti: da questa primavera ripartiranno le collaborazioni con DB Autozug e con EECT AutoSlaap Trein per il servizio di trasporto passeggeri con auto e moto al seguito da e per la Germania e l’Olanda, rilanciando come hub internazionali, oltre alle stazioni di Alessandria e Livorno, da quest’anno, anche Trieste. Ed entro la fine dell’anno partiranno i collegamenti con Bolzano e Verona, portando così i viaggi a superare i 600 all’anno.

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