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Rinviata alla Corte di Giustizia europea la problematica dei costi minimi
Leggendo la sentenza del TAR del Lazio, pensando a quanto è stato scritto sulla problematica dei costi minimi, la prima cosa che penso è che forse anche in questa occasione la vera genesi della sicurezza stradale è stata posta in secondo piano.
È vero chi la dura la vince, dopo una lunga ed estenuante attesa, finalmente il Tar del Lazio si è pronunciato sui ricorsi presentati dalla committenza contro i provvedimenti che applicano i costi minimi dell’autotrasporto. Lo stesso organo giudicante ha rinviato alla Corte di Giustizia europea i ricorsi presentati dalla committenza contro i provvedimenti che applicano i costi minimi dell’autotrasporto per valutare se sono compatibili con la normativa comunitaria. L’ordinanza è stata emessa venerdì 15 marzo 2013 sul ricorso contro i provvedimenti dell’Osservatorio sull’autotrasporto che attuano i costi minimi della sicurezza presentato da Confindustria, Confetra ed alcune imprese della committenza.
Infatti, i giudici hanno deciso un “rinvio pregiudiziale” della pratica alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea sospendendo così il loro giudizio sulle questioni pregiudiziali, in attesa della decisione del Lussemburgo (sede della Corte).
Attenzione che in questo arco temporale i costi minimi dell’autotrasporto, attualmente in vigore, rimangono attivi, questo in quanto il Tar del Lazio non ha preso alcun provvedimento sospensivo.
Nella premessa, però, i tre magistrati che hanno stilato l’ordinanza esprimono alcuni dubbi sulla legittimità dei costi minimi proprio sull’elemento principale che li giustifica, ossia la sicurezza: “Il Tribunale, premesso che la determinazione autoritativa ed eteronoma di costi minimi di esercizio costituisce una parte essenziale del corrispettivo del servizio e si risolve in una compressione indubitabile della libertà negoziale e, quindi, della libertà di concorrenza e delle libere dinamiche del mercato, dubita che la disciplina introdotta dall’art. 83 bis citato, ed applicata con i provvedimenti oggetto di gravame, sia valutabile come congrua e proporzionata rispetto all’interesse pubblico tutelato della sicurezza stradale, così da potere trovare in detta finalità di rilievo pubblicistico adeguata e sufficiente giustificazione“.
l’organo giudicante ha spiegato che la prederminazione dei costi d’esercizio “Non costituisce l’unica misura attraverso cui apprestare tutela alla sicurezza stradale, questo era chiaro, però se analizziamo a fondo la genesi dei costi, potremmo osservare che la stessa è correlata non alla velocità ma bensì alla manutenzione dei mezzi, ai turni di riposo dei conducenti, all’organizzazione del lavoro e formazione dei conducenti.
La matematica non è un’opinione, così sostiene il vecchio detto, ma una poca manutenzione, nell’ottica del risparmio, sicuramente influisce nella sicurezza del veicolo e di conseguenza nella sicurezza stradale.
Non solo, ma “Non costituisce neanche misura astrattamente idonea a garantire la sicurezza, se non in stretta correlazione con l’adozione di altre misure di sicurezza (non sussistendo altrimenti alcuna garanzia che i maggiori margini di utile connessi alla fissazione di un livello minimo di prezzi siano destinati a coprire i costi delle misure di sicurezza)”.
Interessante il passaggio dove i magistrati affermano, i costi minimi non hanno carattere eccezionale, bensì hanno un’applicazione generalizzata, hanno un’efficacia temporale limitata e sono pure contraddetti dallo stesso comma 4 dell’articolo 83 bis, che prevede alcune deroghe nel caso di accordi volontari tra autotrasportatori e committenti. E concludono che “Più in generale, può osservarsi come la fissazione di tariffe minime, come strumento atto a garantire la sicurezza nella circolazione dei veicoli, non è prevista in nessuna normativa di settore“.
Il Tribunale Amministrativo del Lazio “Dubita che sia compatibile con il diritto dell’Unione, e con gli stessi principi affermati dalla Corte di Giustizia nella menzionata sentenza, un sistema
normativo che, in mancanza di una predeterminazione normativa di criteri diretti a disciplinare sia pure in via generale l’attività, nella sostanza, affida all’accordo tra gli operatori economici privati la determinazione delle tariffe minime o, in subordine, ad un organismo che, per la sua stessa costituzione, non presenta sufficienti condizioni di indipendenza rispetto alle valutazioni e alle scelte degli stessi operatori del settore”.
Rimandando la questione al Lussemburgo, i magistrati pongono tre questioni alla Corte di Giustizia Europea:
- se la tutela della libertà di concorrenza , della libera circolazione delle imprese, della libertà di stabilimento e di prestazione dei servizi sia compatibile, ed in che misura, con disposizioni nazionali degli Stati membri dell’Unione prescrittive di costi minimi di esercizio nel settore dell’autotrasporto, implicanti fissazione eteronoma di un elemento costitutivo del corrispettivo del servizio e, quindi, del prezzo contrattuale;
- se, ed a quali condizioni, limitazioni dei principi citati siano giustificabili in relazione ad esigenze di salvaguardia dell’interesse pubblico alla sicurezza della circolazione stradale e se, in detta prospettiva funzionale, possa trovare collocazione la fissazione di costi minimi di esercizio;
- se la determinazione dei costi minimi di esercizio, nell’ottica menzionata, possa poi essere rimessa ad accordi volontari delle categorie di operatori interessate e, in subordine, ad organismi la cui composizione è caratterizzata da una forte presenza di soggetti rappresentativi degli operatori economici privati di settore, in assenza di criteri predeterminati a livello legislativo.
Serracchiani: il tar sia saggio sui costi minimi
“E’ auspicabile che il Tar del Lazio si esprima con saggezza sui costi minimi per la sicurezza nell’autotrasporto”. Lo afferma l’europarlamentare del Pd, membro della commissione Trasporti, Debora Serracchiani, in vista della pronuncia del Tar del Lazio, attesa per il prossimo 25 ottobre, sulla richiesta di sospendere l’entrata in vigore dei costi minimi per la sicurezza nell’autotrasporto.
Secondo Serracchiani “non c’è nessun dubbio in merito al fatto che quella sui costi minimi deve essere considerata una ‘legislazione d’emergenza’ che deve permanere finché il settore dell’autotrasporto in Italia non si ristruttura fortemente, integrandosi e internazionalizzandosi per competere con efficacia. Ma pochi dubbi ci sono anche sulle conseguenze che avrebbe un atteggiamento duramente punitivo da parte della giustizia amministrativa. Non si tratta infatti di cedere alle minacce, più o meno ventilate, di un fermo dell’autotrasporto, ma di avere una visione chiara del presente e del futuro del trasporto su gomma, che per vivere deve cambiare, e che non può cambiare se viene strangolato”.
Riferendosi al recente incontro tra le associazioni degli autotrasportatori e il sottosegretario ai Trasporti, Guido Improta, Serrracchiani ha osservato che “le assicurazioni sul mantenimento degli stanziamenti e sulla programmazione di incontri con la categoria sono positive, ma dal Governo deve venire soprattutto uno stimolo strategico che coinvolga tutto il settore”.
Alitalia: comunicati all’Antitrust gli “impegni” sulla Linate-Fiumicino
Alitalia ha regolarmente comunicato entro il termine fissato del 17 luglio all’Antitrust gli “impegni” atti a rimuovere la posizione di monopolio sulla rotta Linate-Fiumicino da adottare entro il 28 ottobre 2012, così come stabilito dalla stessa autorità. La valutazione delle misure proposte da Alitalia è stata avviata dall’Antitrust, sulla cui decisione Alitalia aveva presentato ricorso al Tar del Lazio chiedendo una sospensiva, negata, del provvedimento. Il vettore conferma comunque l’intenzione di procedere con il ricorso al Consiglio di Stato, che però non è stato ancora presentato in quanto si attende l’esito della discussione di merito del Tar sulla negazione della sospensiva fissata per il 10 ottobre prossimo.
Assologistica preoccupata per il futuro delle imprese italiane
Dall’inizio dell’anno il settore della logistica in c/terzi sta registrando sempre più gravi
condizionamenti all’attività delle imprese, causato anche dallo squilibrio modale del trasporto
commerciale in Italia, che rende insostenibile l’economia delle imprese. Dopo un fermo in
gennaio scorso con il solo risultato di avvantaggiare ulteriormente la concorrenza europea; il
fermo delle bisarche; il parere espresso dalla Autorità Garante sulla inaccettabilità, alla luce dei
principi comunitari, dei costi minimi di esercizio per la sicurezza promulgati dall’Osservatorio
nonostante il disaccordo della committenza; il ricorso al TAR Lazio fatto dalle Confederazioni
Confindustria e Confetra in attesa di giudizio in giugno prossimo; ancora si delineano nuovi fermi
assolutamente irricevibili ed incomprensibili data la gravissima crisi economica e la forte
sofferenza dei traffici commerciali domestici ed internazionali.
Assologistica è fortemente contrariata e preoccupata dal deterioramento della situazione
generale che rischia una forte involuzione. Si stanno verificando schieramenti ideologici e
strumentali da più parti, che porteranno lontano dalla risoluzione dei problemi. Tra questi, parte
della subvezione dell’autotrasporto, che sta assumendo, attraverso alcune organizzazioni, forme
di stigmatizzazione e proclami contro singole imprese committenti, quelle che più danno lavoro
all’autotrasporto, non vedendo che è tutto il comparto della committenza logistica a non essere
in condizione di poter accettare rigidi condizionamenti tariffari.
Assologistica ritiene che in questa fase difficile dell’economia del Paese occorra forza per i
sacrifici ma anche coraggio per intraprendere vie di innovazione e di cambiamento,
allontanando quei clichè dominanti che hanno determinato la polverizzazione
dell’autotrasporto, che è totalmente inadeguata ad affrontare crisi aggressive e profonde come
questa. Assologistica è convinta che l’autotrasporto abbia innanzitutto bisogno di lavorare così
come le imprese committenti, in modo soprattutto continuativo, ma questo è ottenibile solo a
condizione che i prezzi dei servizi siano di mercato e non di tabelle, che non corrispondono alla
realtà delle imprese e della concorrenza.
Assologistica chiede che il Governo intervenga a ristabilire gli equilibri per consentire a tutti di
lavorare e non di chiudere.
T.I. ASSOTIR scrive all’UNATRAS: per l’unità dell’autotrasporto, nella piattaforma di rivendicazione deve esserci il DURT
Con una lettera della Presidente Anna Vita MANIGRASSO, inviata al Presidente dell’UNATRAS ed ai Presidenti di ciascuna delle Associazioni che, a tutt’oggi, ne fanno parte, TRANSFRIGOROUTE ITALIA ASSOTIR informa degli esiti del proprio Consiglio Direttivo Nazionale e indica quella che, per l’Associazione, appare la condizione imprescindibile per aderire ad una qualsiasi iniziativa di fermo dell’autotrasporto.
L’iniziativa di T.I. ASSOTIR, che avviene a poche ore dalla riunione del Parlamentino di UNATRAS che dovrà valutare se mantenere o annullare l’iniziativa di Fermo generale dell’autotrasporto programmata per il 23 gennaio, vuole essere, come è esplicitamente indicato nella lettera, un contributo ad un ulteriore passo in avanti nell’unità operativa della categoria.
TRANSFRIGOROUTE ITALIA ASSOTIR ricorda come “ pur criticando, fin dal 2008, l’impianto della attuale normativa sui costi minimi di sicurezza, ha ritenuto doveroso costituirsi presso il Tar del Lazio contro i ricorsi presentati, tra gli altri, da Confindustria e Confetra, avendo ben chiaro quale danno avrebbe potuto determinarsi da una sua cancellazione o da una sospensione degli effetti giuridici dei provvedimenti attuativi”.
Di qui la “soddisfazione per la mancata concessione della sospensiva da parte del medesimo Tribunale Amministrativo”, ma anche la consapevolezza di come “lo stesso impianto normativo per quanto rilevante sul piano del principio, risulti di scarsa efficacia applicativa nei confronti delle imprese di autotrasporto, data la situazione di grande debolezza contrattuale in cui le stesse si trovano nei confronti delle diverse committenze e della pletora di intermediari contrattuali che detengono, spesso senza camion, la stragrande percentuale delle commesse di trasporto”.
Transfrigoroute Italia Assotir, ricorda come l’Associazione “nei mesi scorsi ha elaborato una proposta – sinteticamente indicata nel D.U.R.T. ( Documento di Regolarità del Trasporto) – utile, a nostro avviso, ad introdurre all’interno dell’attuale legislazione l’elemento del “contrasto di interesse” tra gli stessi committenti, tale da far emergere, nei più avveduti, la “convenienza” a rispettare i costi minimi di sicurezza posto che l’accesso ai benefici fiscali, previdenziali e finanziari fosse reso possibile solo previa verifica del rispetto, nella assegnazione delle commesse di trasporto, dei livelli minimi di sicurezza definiti da tali costi”.
E proprio la richiesta dell’istituzione del DURT, ovvero di un meccanismo che trasferisca a carico della committenza l’onere della prova del rispetto della normativa sulla sicurezza, TRANSFRIGOROUTE ITALIA ASSOTIR ritiene il nuovo obiettivo cui dovrebbe sentirsi impegnato l’intero autotrasporto.
Dalla risposta che UNATRAS vorrà dare alla lettera di T.I. ASSOTIR dipende la possibilità di far compiere un ulteriore passo in avanti, non certo secondario, all’unità della categoria e alla ripresa dell’iniziativa sindacale unitaria nella nuova fase politico-istituzionale segnata dalla nascita del Governo Monti.
Vedremo, già domani, quale sarà la risposta che – anche alla luce dei rischi evidenti di sfilacciamento di una dimensione nazionale nell’iniziativa dell’autotrasporto, che la vicenda siciliana sta, proprio in queste ore, ad indicare – UNATRAS vorrà e saprà dare al passo compiuto oggi da TRANSFRIGOROUTE ITALIA ASSOTIR
COSTI MINIMI: T.I. ASSOTIR si costituisce in giudizio a difesa del diritto a trasportare in sicurezza e legalità
TRANSFRIGOROUTE ITALIA ASSOTIR sarà presente, il 13 gennaio, quando il TAR del Lazio dovrà pronunciarsi sulle richieste di numerose Associazioni della committenza e di alcune grandi imprese petrolifere che vorrebbero fossero dichiarate non conformi alla legge le Delibere con cui l’Osservatorio presso la Consulta ed il Mini stero delle Infrastrutture e dei Trasporti hanno cercato di tradurre in cifre il principio secondo cui un trasporto non può essere svolto nella legalità e nella sicurezza se a chi lo effettua non viene riconosciuto almeno il reintegro dei costi necessari a realizzarlo.
La scelta dell’Associazione non significa che essa abbia cambiato idea circa le debolezze e le ambiguità delle norme con cui si è cercato di dare risposta alla legittima aspirazione dei trasportatori e di tutti gli utenti della strada di veder effettuata la movimentazione delle merci nelle adeguate condizioni di legalità, sicurezza e rispetto dell’ambiente e della dignità del lavoro dei conducenti dei mezzi pesanti.
TRANSFRIGOROUTE ITALIA ASSOTIR ha giudicato da sempre assai debole l’impianto normativo, che è frutto di estenuanti mediazioni e di pasticciati compromessi raggiunti proprio tra chi oggi si trova a battagliare sugli opposti fronti davanti al Tribunale Amministrativo del Lazio.
Ma prima di tutto viene l’interesse dei trasportatori e la necessità che si eviti, come vorrebbero fare CONFINDUSTRIA e CONFETRA, che insieme all’acqua sporca si butti via anche il bambino, ovvero che, con la scusa di criticare uno specifico modo di calcolare i costi minimi si assesti un colpo mortale al principio stesso che ha ispirato la norma contenuta nell’art. 83 bis della legge 133/08.
E che questo sia l’obiettivo della committenza è chiaramente espresso proprio da CONFETRA che, con candore pari solo all’arroganza, indica sul suo sito come “il ricorso ha soprattutto sollevato questioni di incostituzionalità e di violazione delle norme comunitarie sulla libertà di concorrenza relativamente a tutto l’impianto normativo di cui all’articolo 83 bis della legge n.133/2008 e successive modificazioni”.
Per raggiungere questo obiettivo le committenze hanno pensato bene di sfruttare a proprio vantaggio l’ennesima segnalazione di un’Antitrust che non ha mai detto una parola veramente decisiva contro i monopoli delle numerose e potenti lobby che impongono ai trasportatori costi di esercizio assurdi – dalle compagnie petrolifere alle Assicurazioni, dalle Concessionarie autostradali agli armatori che hanno trovato nelle autostrade del mare una nuova vacca da mungere – e che invece, si è “stranamente” affrettata a “ritenere essenziale l’eliminazione della previsione contenuta nell’articolo 83 bis, nella misura in cui essa impone, o comunque agevola, la fissazione di tariffe minime per i servizi di autotrasporto.”
Nulla i committenti o l’Antitrust dicono circa le differenze sostanziali tra tariffe obbligatorie – abolite nel 2005 tra le alte grida di giubilo da parte della Presidente Marcegaglia – e il riconoscimento di costi minimi adeguati a consentire di operare in sicurezza, principio che non solo è ampiamente riconosciuto dalla legislazione e dalla giurisprudenza nazionale e comunitaria; ma che proprio il Governo Monti ed il Parlamento hanno riconosciuto come essenziale approvando a larghissima maggioranza, non più di due settimane fa, un ordine del giorno in tal senso.
Proprio per questo, pur ritenendo necessaria una manutenzione sostanziale della attuale normativa – ad iniziare dalla introduzione del principio secondo cui deve essere il committente a dimostrare di aver tenuto conto, nella fissazione del prezzo della commessa, dei costi della sicurezza, cosa che può essere fatta introducendo l’obbligo per i committenti di presentare il DURT, Documento Unico di Regolarità dei Trasporti, ad ogni richiesta di agevolazione fiscale, previdenziale o finanziaria – TRANSFRIGOROUTE ITALIA ASSOTIR ha deciso di scendere in campo a difesa dell’art. 83 bis.
Perché non passi il principio che, ancora una volta, si voglia sacrificare legalità sicurezza e trasparenza in un settore decisivo per l’economia italiana a vantaggio di quei soliti noti, che solo grazie al più cinico sfruttamento della debolezza degli autotrasportatori hanno potuto in questi anni recuperare quei margini che una debole qualità della produzione ed una assurda inefficienza della organizzazione logistica ha impedito loro di guadagnarsi sul campo, confrontandosi con la più avanzata concorrenza internazionale.
Alitalia, ricorso al Tar contro multa Antitrust
Lo scorso 28 aprile l’Antitrust aveva multato Alitalia per pratiche commerciali scorrette legate alla mancata inclusione nel prezzo dei biglietti aerei online della commissione per il pagamento con carta di credito. Ora la compagnia aerea reagisce impugnando le multe al Tar del Lazio.
Nel ricorso Alitalia sostiene la legittimità della pratica commerciale chiedendo la cancellazione della multa di 105 mila euro comminata dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato. Nella delibera della multa, l’Antitrust aveva contestato alla compagnia aerea di aver pubblicato le condizioni tariffarie sul suo sito solo in inglese.
L’Autorità, nei mesi scorsi, aveva sanzionato in modo analogo anche Ryanair, Easy Jet, Blue Panorama, Air Italy e Germanwings.
Divieti di circolazione secondo round
Di fronte all’irresponsabile incertezza creata da un Decreto che introduce, da domani, nuovi divieti di circolazione per i veicoli pesanti senza che vi sia la certezza che tale decreto possa apparire sulla Gazzetta Ufficiale e divenire operativo e avendo ben chiari i danni che da ciò possono derivare all’economia italiana, alle imprese di autotrasporto e, soprattutto, ai conducenti dei veicoli in viaggio, che non sanno ancora se e quando dovranno fermarsi, se e quando potranno giungere a destinazione, TRANSFRIGOROUTE ITALIA ASSOTIR ha inviato il seguente telegramma ai due massimi esponenti del Governo che hanno competenza sull’autotrasporto:
Al Ministro dei trasporti e infrastrutture,
On. Altiero Matteoli
Al Sottosegretario ai trasporti
dott. Bartolomeo Giachino
Oggetto: richiesta intervento urgente.
Di fronte all’incredibile situazione di confusione generata dall’incertezza intorno al divieto di circolazione della giornata di domani 22 luglio, per la mancata pubblicazione del relativo decreto ministeriale – in aggiunta al danno provocato dallo stesso decreto per la modifica del calendario 2011 dei divieti di circolazione per i veicoli di massa complessiva superiore alle 7,5 ton. – si chiede un intervento immediato per dare certezza agli operatori.
Si aggiunge che detto modo di operare, risultando, oltre che penalizzante, offensivo per gli operatori, rischia di innescare reazioni esasperate, con precise responsabilità di chi doveva per tempo emanare direttive, a questo punto, tardive e dannose.
Distinti saluti.
Il Segretario Generale
Dott. Claudio Donati
FORMAZIONE “AMOROSA”: ORA RISPONDA IL MINISTRO!
L’On. Monai, dell’IDV, ha presentato una interrogazione parlamentare sulla scandalosa delibera del C.C. dell’Albo che consentirà solo agli Enti delle Associazioni presenti nel C.C. di spartirsi le risorse destinate alla realizzazione dei Corsi 2011 per gli autotrasportatori.
Senza alcuna verifica preventiva sulla qualità e l’esperienza accumulata e senza alcun confronto competitivo con chi da anni organizza la formazione per i trasportatori.
Un ulteriore e tipico esempio di sollecitudine “amorosa” che dimostra come chi dirige questo nuovo C.C. si senta parte di una “casta” che non deve rispondere a nessuno delle proprie azioni.
FORMAZIONE DEGLI AUTOTRASPORTATORI FINANZIATA DAL C.C. DELL’ALBO
L’anno scorso, così come nei 6 anni precedenti, Trasfoservice 2001 S.r.l., la Società di formazione che fa parte del sistema Assotir, ha realizzato, per conto del Comitato centrale per l’Albo degli Autotrasportatori, oltre 10 Corsi di formazione rivolti ai titolari ed agli addetti delle imprese di autotrasporto, dimostrando di possedere la più estesa capacità organizzativa ed un collegamento su tutto il territorio nazionale con la platea dei potenziali allievi dei Corsi finanziati dall’Albo.
Dal 2005 ad oggi l’Ente di formazione, con sede in Roma, ha realizzato, senza alcun appunto da parte del committente, ben 35 dei 223 Corsi per i quali il Comitato Centrale dell’Albo ha, sempre rigorosamente tramite Avvisi pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale, richiesto la disponibilità di Enti di formazione alla loro organizzazione.
Come Trasfoservice 2001 s.r.l., anche numerosi altri Enti di formazione, con esperienze e competenze ultra consolidate, hanno collaborato alla realizzazione delle occasioni di formazione per gli autotrasportatori finanziati dal C.C. dell’Albo.
Tutto ciò, fino all’Avviso pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, – V Serie speciale – n. 29 del 9-3-2011, che improvvisamente, ha retrocesso questi Enti in una sorta di “scantinato della storia”, imponendo criteri di selezione che definire “strani” è persino troppo eufemistico.
Il Comitato centrale per l’Albo Nazionale dell’autotrasporto, con l’avviso in questione ha informato dell’intenzione di costituire un nuovo Elenco di Organismi autorizzati a svolgere corsi di formazione finalizzati al raggiungimento degli obiettivi ed al conseguimento delle specifiche capacità professionali individuati dal Comitato stesso.
Gli Enti/Istituti di formazione al termine della procedura prevista nell’Avviso, sarebbero stati iscritti nell’Elenco degli Istituti di Formazione Accreditati, istituito presso il Comitato Centrale e reso noto attraverso la pubblicazione sul sito www.alboautotrasporto.it.
L’Accreditamento così ottenuto avrebbe mantenuto validità per i corsi che il Comitato Centrale svilupperà per l’anno 2011.
Ma, ed è qui la clausola che ha fatto scattare il ricorso al TAR del Lazio, <em>“condizione essenziale e non derogabile ai fini dell’accreditamento è che gli Enti/Istituti interessati ad essere accreditati presso il Comitato Centrale per l’Albo Nazionale degli Autotrasportatori, ai fini della organizzazione e dello svolgimento dei corsi promossi dal medesimo Organismo per l’anno 2011, siano di diretta emanazione di associazioni nazionali di categoria presenti in seno al Comitato Centrale per l’Albo degli Autotrasportatori”.
Quindi, nessuna condizione legata alla competenza, alla capacità organizzativa, alla dimostrazione di precedenti esperienze formative nello specifico ambito dell’autotrasporto. No, l’unico vincolo risulta essere la “parentela” con quelle Associazioni i cui rappresentanti hanno voluto e votato la delibera del Comitato centrale!!!
Sulla base di questi presupposti e forte delle acclarate positive esperienze accumulate – che oggi vengono svilite ed ignorate dai nuovi “padroni del vapor”e che hanno preso la guida del Comitato centrale dopo il suo rinnovo, avvenuto il 19 novembre scorso – Trasfoservice 2001 ha deciso di ricorrere al Tar del Lazio per far dichiarare illegittimo il provvedimento e per chiedere la sospensione di ogni altro atto presupposto, connesso, collegato e/o comunque consequenziale.
Afferma infatti il ricorso che:
“Con una determinazione illogica, irrazionale e manifestamente ingiusta l’Amministrazione ha infatti dato vita ad una procedura ristretta e riservata alle sole strutture che fossero emanazione diretta delle associazioni componenti del medesimo Comitato. Di fatto, è stata introdotta una vera e propria barriera all’ingresso, preclusiva all’accreditamento di quei soggetti – che, come Trasfoservice 2001, pur avendo avuto regolare accesso negli anni scorsi, hanno avuto la sola “colpa” di non essere espressione delle associazioni facenti parte del Comitato Centrale.
Il criterio scriminante è tanto più errato ed illogico se si considera che l’esclusione a priori dall’accreditamento è risultato indipendente dalle specifiche qualità degli operatori esclusi e nonostante questi ultimi avessero in precedenza già gestito – con successo – un notevole numero di corsi di formazione.
L’Amministrazione, senza alcuna plausibile spiegazione in ordine alle ragioni che l’hanno condotta ad assumere tale illegittima decisione, ha indetto una procedura il cui unico requisito soggettivo di ammissione, difformemente da quanto in precedenza stabilito, consiste nell’essere ente e/o istituto di diretta emanazione di una delle (poche) associazioni di categoria che, in quanto presenti in seno al medesimo Comitato, ha contribuito all’adozione del medesimo provvedimento”.
Ora sarà il TAR a decidere e c’è il rischio che – se il Tribunale giudicasse, come è difficile non pensare, fondato il ricorso – l’intera macchina della formazione del C.C. finirebbe per dover arrestarsi bruscamente, con un danno evidente per gli autotrasportatori e le aziende iscritte all’Albo nazionale.
Tanto più stupisce, in questo quadro, il fatto che in seno al Comitato non dovrebbero certo mancare esperti in diritto amministrativo capaci di comprendere in quale imbuto l’Organismo rischi di cacciarsi, non foss’altro per il ruolo professionale ed istituzionale da essi tutt’ora ricoperto.
Ma tant’è! Ed ora non c’è che da attendere la decisione del magistrato, certi come siamo che se si è potuto trovare un giudice a Berlino, non dovrebbe essere difficile trovarlo a Via Flaminia…..
Si badi bene tuttavia, non c’è solo una questione di business(che pure vale qualcosa per chi si finanzia unicamente con il proprio lavoro) dietro la decisione di ricorrere al Tribunale Amministrativo Regionale.
A far scattare l’indignazione è soprattutto la consapevolezza che farlo bene questo lavoro, aver dimostrato di saper fare formazione e di aver portato a casa risultati incontestabili, nulla può contro una logica – fatta propria dall’intero Comitato Centrale, senza che, a quanto è dato sapere, si siano levate obiezioni se non da qualche rappresentante ministeriale – che appare identica a quella del Marchese del Grillo, per il quale, com’è noto, l’unica regola che vale è quella che recita “Io so io e voi non sete un …..”









