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Bosch sviluppa la Tesla Model S che si guida da sola

È ormai il pallino di tutte le Case automobilistiche interessate a mostrarsi all’avanguardia e non può, quindi, non contemplare Tesla Motors, il Marchio californiano che sta sdoganando le auto elettriche (di lusso) in giro per il pianeta: si tratta della guida autonoma (quell’insieme di hardware e software che consente ad una vettura di pilotarsi senza intervento umano), protagonista di un video pubblicato da Bosch.

Protagonista del filmato è, per l’appunto, una berlina elettrica Tesla Model S, che dimostra le potenzialità di un’applicazione che evidentemente il fornitore tedesco sta sviluppando, apparentemente con una certa dose di realizzabilità commerciale in un prossimo futuro.

Quel che si intuisce è che la soluzione elaborata da Bosch coinvolge sempre una dose di guida umana, chiedendo al conducente di selezionare preventivamente i tragitti sui quali far entrare in funzione il controllo automatico.

Alla pressione per tre secondi di due bottoni posizionati sul volante il guidatore lascia i comandi al software di bordo ed è quindi libero di dedicarsi a tutt’altro, navigazione internet sulla consolle della vettura compresa.

Quando l’auto richiede nuovamente il controllo umano, è lei stessa ad avvertire il conducente con appositi segnali sul display.

Certo, per il momento non si hanno specifiche precise sul sistema e tantomeno se ne conosce una eventuale timeline di sviluppo: tuttavia che Bosch lavori a tale genere di soluzioni rientra nello scenario evolutivo generale del mercato dei trasporti e che tali progetti abbiano ricadute sulle produzioni automobilistiche dei prossimi anni è quasi scontato.

La stessa Tesla Motors (come diversi altri brand delle quattro ruote di lusso) hanno già iniziato a dotare i propri modelli di sistemi di autoguida parziale che prevedono l’assistenza nel mantenere l’auto in carreggiata, la correzione delle sbandate, il parcheggio automatico ed il monitoraggio di distanze ed angoli ciechi di visuale con eventuale frenata o sterzata automatica in caso di collisione.

Per l’auto che si guida del tutto in autonomia c’è ancora da aspettare ma, forse, nemmeno troppo.

Credete a Babbo Natale? (allora credete nella Consulta dell’auto)

La Consulta dell’automobile annunciata dal ministro dell’economia e sviluppo è un successo di Unrae, Anfia e degli altri attori del comparto automotive. Una vittoria di Pirro temo; perchè la politica industriale non è governata da Zanonato e perché i tavoli di lavoro sono sempre aperti e mai chiusi e perchè la neutralità tecnologica non porta da nessuna parte.

Razionalizziamo per step; tutto diviene più facile e si capisce meglio come le chiacchiere servano a poco quando gli operatori sono strutturati per 2 milioni di vetture ma il mercato ne assorbe a stento 1,3 milioni. Le cifre sotto riportate sono da sempre citate ma poco utilizzate per ragionamenti coerenti e che lascino i desiderata altrove.

  1. Abbiamo 600 auto ogni 1000 abitanti una densità che solo il Lussemburgo eguaglia, ma questo significa anche che siamo un mercato ampiamente saturo e non a caso vi è il fenomeno delle demotorizzazione. Difficile che si possa creare uno spazio nuovo per la vendita di auto in tal senso il comunicato di Zanonato che parla di “allargare il mercato” mi sembra alquanto improvvido.
  2. Vi sono 12.000.000 di vetture inquinanti da Euro 0 a Euro 3 sostituiamole. Una buona idea. Sono tutte vetture o pubbliche o private. Se non sono state sostituite fino ad oggi è perché non vi sono soldi per farlo. Il PIL in diminuzione del -2% tendenziale per l’anno (Sole 24 ore 10 settembre) non sembra essere fautore di una ripresa a breve ed inoltre questi anni di crisi hanno certamente inciso sui redditi medi che si tengono stretto il loro Euro 3 e non lo cambiano. Difficile che anche 1500 euro di incentivi possano far cambiare idea, senza contare che sono molti soldi per i quali sarebbe difficile trovare copertura. E poi è una leva tattica che dura 1 anno e non incide sul medio e lungo termine. Non è questa una strada perseguibile.
  3. Siamo avvolti da un clima di costante incertezza che si riflette nella stretta del credito ovvero non ti finanzio acquisto automobili, case, frigoriferi ecc. ecc. Pensare che un bonus fiscale, come quello degli infissi o delle ristrutturazioni, ammortizzabile in 10 (dieci) anni possa modificare il corso del mercato è forse ottimistico.
  4. E’ cambiata la cultura degli italiani. Auto non più componente essenziale del proprio essere e indispensabile segno di crescita sociale ma, in una società fluida, oggetto utile, non più indispensabile, non più passionale. Auto un tempo era elemento di socializzazione ora non più. Era la libertà, ora molto di meno anche perché gli orizzonti sono cambiati, le capitali europee sono a 1-2 ore di volo e una manciata di euro. Auto non più necessaria.

Questo è lo scenario realistico con cui si confronta la Consulta. Per fare qualcosa bisogna avere il coraggio di fare delle scelte e di scontentare alcuni altrimenti resterà un tavolo come tanti: qualche incontro, parole, caffè, strette di mano e poi tutti a casa scontenti.

Unico modo per poter sperare di cambiare percezione sta nell’innovazione. Tesla oggi è cool perché diversa, come l’ibrido di Toyota, come la i3 di BMW: rompono gli schemi, rappresentano il futuro, cambiano le regole del gioco.

Questo può riavvicinare nuove generazioni al mondo auto, perché sono più simili a videogiochi con le loro console colorate e la loro silenziosità ti permette di ascoltare musica senza alcun disturbo di sottofondo, consentendoti di muoverti in un soffio senza inquinare.

Allora la neutralità tecnologica non serve, non porta da nessuna parte occorre calvalcare con certezza e senza indugio il supporto alle tecnologie più innovative; quelle che tra vent’anni potranno permettere un parco auto vicino alle zero emissioni.

Elettromobilità adieu!

Avevamo una speranza: che Smart Mobility World avrebbe permesso di annunciare un indirizzo politico nazionale verso la mobilità elettrica come forma di mobilità sostenibile da preferirsi in ambito urbano.

Le premesse c’erano tutte. Un’industria e soprattutto il suo indotto che sta cercando delle nuove dimensioni, la necessità di dare risposte a due criticità ambientali: le emissioni di CO2 e gli sforamenti alle soglie di PM10 che in città come Torino sono stati 118 nel corso del 2013, dare un senso alla parola innovazione che è molto evocata ma altrettanto poco praticata.

Invece abbiamo scoperto la “neutralità tecnologica” un fantastico bizantinismo lessicale che, al pari delle “convergenze parallele”,

Tesla andamento borsistico.

ci porterà diretti nella serie B tecnologica del comparto automotive.

Il quadro normativo, ben tratteggiato da Pietro Menga, non ci lascia scampo: da due anni il tempo si è cristallizzato, si è mosso lievemente il fronte delle infrastrutture, sostenuto peraltro solo da ENEL, mentre quello automotive si è uniformato alla “neutralità tecnologica” per bocca di UNRAE che non vuole scontentare alcuni dei suoi iscritti e nessuno ha risollevato la bandiera che da tempo Renault aveva portato avanti.

Forse c’è da sperare in BMW.

Di fatto stiamo perdendo una opportunità di poter dare un indirizzo industriale che proietta l’Italia nel futuro. Certo ad oggi i numeri sono risibili, ma era così anche per l’ibrido 15 anni fa poi si scopre che Toyota ne ha venduti 5 milioni nel mondo e che anche in Italia questo segmento comincia a crescere e vale l’1% del mercato: 13.000 veicoli nel 2013 ed è uno dei pochi segmenti in positivo.

L’industria automobilistica nazionale, ammesso che ormai non sia statunitense, può anche fare scelte diverse basate su proprie visioni di mercato ma questo, se non alimentato in altro modo, tarpa le ali anche all’indotto e quindi all’industria meccatronica nazionale che si trova a competere contro tedeschi, giapponesi, americani, francesi che stanno sviluppando esperienza sul campo grazie ai loro car makers.

Sul mondo del gas abbiamo un’industria di livello mondiale che è partner di tutti i grandi players ed esporta know-how e industria. E’ ampiamente consolidata e apprezzata.

Riesce difficile capire perché non si possa fare qualcosa di simile con l’elettrico. Temo infatti che per ibrido sia troppo tardi visto il vantaggio accumulato da altri Paesi.

Succederà che tra 10 anni vedremo la leadership di queste tecnologie in mano altrui e ci domanderemo come mai, come è potuto accadere e ripenseremo all’IT, alla telefonia, alla farmaceutica a tutti quei mercati in cui potevamo giocare un ruolo importante e adesso stiamo a guardare.

Anche piangere non conviene, Kleenex, Scottex & c. sono stranieri.

L’era dell’intelligenza

La notizia è del 13 maggio.

La fonte autorevole “Il Sole 24ore”.

Non risultano smentite.

Tesla in Borsa capitalizza più di Fiat.

Se Pensiamo che il marchio americano ha iniziato solo ora una vera e propria produzione di serie, che fino ad oggi ha prodotto circa 16.000 veicoli, che la sua storia data come inizio 2003 si ha una sensazione di stordimento.

La grande industria automobilistica italiana che ha rappresentato uno dei motori dell’economia per oltre 100 anni, che ha contribuito al mito del boom economico, che ha permesso a molti di conquistare i primi chilometri di libertà viene ridimensionata in Borsa da una quasi ignota società creata da un visionario americano.

E’ la finanza bellezza e tu non puoi farci niente, niente! Interpretiamola in un altro modo; da un lato vi è una realtà industriale importante con orgini italo-americane (ma è debole sui mercati emergenti e sui next eleven); milioni di vetture prodotte, centinaia di migliaia di operai ma che sta raccontando al mercato di avere una visione del futuro senza grandi cambiamenti. Un domani simile ad oggi.

Dall’altra un Golia, made in Palo Alto, che ha solo da offrire una concreta visione di come sarà la mobilità del XXI secolo e debbo anche dire che alcune parti della narrazione sono un po’ tradizionali.

Eppure conquista spazio sui media, simpatia e forse qualche decimo di quota di mercato. Ma soprattutto è coerente con il nuovo modo di interpretare il mondo.

Finita l’era dell’apparenza siamo in quella dell’intelligenza.

Chi sarà lo Steve Jobs dell'automobile?

Siamo davanti ad un cambiamento. I numeri non lo stanno ancora raccontando perché non si è ancora trovata la killer application; ma vi è un fermento, un rumore che arriva da lontano e che arriva da settori non sempre automotive e, come accadde per la Smart 20 anni orsono, sarà l’”innovazione aliena” a determinare i nuovi parametri del gioco.

Certo accanto ad una storia di successo ve ne sono altre che annaspano e falliscono come Coda Automotive o Fisker ma ciò è sempre accaduto basta guardare indietro di 30 anni e sulle nostre strade circolavano autovetture marchiate Talbot, Simca, MG.

Nel maggio del 1989 la rivista americana “Marketing” scriveva:

“Nel 1939 su gran parte delle automobili che circolavano per le strade spiccava l’emblema britannico: Austin, Morris, Rover, Triumph ecc.Nessuno aveva sentito parlare di Honda ci sarebbero voluti ancora 10 anni prima che la marca nipponica commercializzasse la prima vettura.A quei tempi la Gran bretagna era il maggior esportatore Mondiale di automobili e non c’era bisogno di preoccuparsi di quelle fabbriche automobilistiche giapponesi dai nomi bizzarri…”

Il resto è storia.

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