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CAMIONISTI E LAVORO USURANTE: SCIVOLONE DELL’APE SUGLI AUTONOMI

Sgomento: è quanto scaturisce dalla notizia di una possibile esclusione dei conducenti autonomi, i “padroncini”, da ogni beneficio di carattere previdenziale; una categoria di lavoratori di cui sembra non volersi occupare più nessuno, perché sul tema – in occasione dell’incontro al MIT dello scorso 26 ottobre con la Sottosegretario Vicari – le associazioni di categoria hanno fatto scena muta.

Un pesante fardello di cui le rappresentanze, che poco o nulla hanno fatto per sostenere la campagna “GUIDARE IL TIR E’ USURANTE” di Trasportounito e Drive CLUB (e recentemente sostenuta da FAST Confsal), dovranno farsi carico se solo verrà fatto diniego a costoro di anticipare, a parità di requisiti con i loro colleghi subordinati, l’età della pensione di un periodo pari a 3 anni e 7 mesi.

Un’APE poco “social”, ancor prima di diventare legge, che discrimina un’intera fascia di lavoratori che pure versa nelle casse dell’INPS ma – nei fatti – è sprovvista di larga parte delle tutele spettanti ai dipendenti, e che sostiene – oltre la fatica e lo stress indotti dalla guida di un camion – l’impegno, quasi eroico, di garantire la sopravvivenza della propria impresa.

L’auspicio è che questo Esecutivo voglia adoperarsi – sfatando l’assunto che chi regolamenta questo settore ne ignori spesso le problematiche – ammettendo al beneficio in discussione anche gli imprenditori quotidianamente impegnati alla guida del proprio camion, che rischiano di essere penalizzati.

Il sottosegretario Vicari definisce meritevole la campagna Guidare un Tir è Usurante

Nel documento spedito nella giornata di lunedì alla segreteria di Taranto il neosottosegretario con delega all’autotrasporto, Simona Vicari, precedentemente invitato al compimento di tutti i passaggi necessari affinché possa trovare accoglimento la richiesta, si rende disponibile ad un tavolo congiunto con il competente  Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali plaudendo all’iniziativa “GUIDARE IL TIR E’ USURANTE”, definita “meritevole d’attenzione per gli interessi che si prefigge di tutelare”.

AUTO E TIR NON ASSICURATI, TAGLIANDI CONTRAFFATTI SULLE STRADE ITALIANE IL RISCHIO DIVENTA LA REGOLA

Sessantamila autoveicoli fermati dalle forze dell’ordine rinvenuti primi di copertura assicurativa, più di 700 persone denunciate per reati relativi alle assicurazioni, un vero e proprio boom di contrassegni assicurativi contraffatti.

E’ Maurizio Longo, segretario generale di Trasportounito, alla vigilia del convegno su una deludente  (anche su questi fronti) Riforma dell’autotrasporto, che si terrà domani a Santo Stefano Magra (La Spezia), ad anticipare alcuni dati elaborati dal ministero dell’Interno. “Quella che era l’eccezione – ha affermato Longo – sta diventando la regola:  una quota sempre più consistente del parco autoveicoli italiani è priva di copertura assicurativa. I 60.000 veicoli scoperti dalle forze di polizia sono la punta dell’iceberg di un esercito di mezzi, anche pesanti, che viaggiano fuori legge e che negano pedoni e automobilisti onesti, quella tutela obbligatoria che sembrava essere ormai una conquista sociale acquisita del paese.”

Nel 2014 sono state accertate 58.536 violazioni amministrative connesse con i controlli in materia di copertura assicurativa (+ 13% rispetto al 2013); 731 persone, nel corso del 2014, sono state denunciate in stato di libertà per reati sulle assicurazioni.

“Impressionanti – ha concluso Longo – i dati relativi ad alcune regioni del Mezzogiorno dove la contraffazione dei tagliandi assicurativi riguarda una percentuale talora maggioritaria dei veicoli in circolazione.  Mezzi insicuri, un mercato parallelo di ricambi non affidabili, gomme usurate e ricoperte, conducenti  che per quanto riguarda i mezzi pesanti sono in troppi casi impreparati professionalmente e posti sotto pressione sui tempi di guida e lo sfruttamento, controlli del tutto inadeguati. Un quadro in cui l’assenza di coperture assicurative si trasforma in una drammatica ciliegina su una torta letale”

ILVA: NO AI CAMBI DI TAVOLO

“Basta con i palleggiamenti di responsabilità e i cambi di tavolo. I problemi dell’autotrasporto, in attesa da mesi di ricevere il pagamento dei servizi prestati per l’Ilva, vanno immediatamente risolti”.
Secondo Maurizio Longo, segretario generale di Trasportounito, “le voci circa l’imminente apertura di un nuovo tavolo di confronto al ministero delle Infrastrutture e Trasporti delineano uno scenario inaccettabile”. “Non accetteremo convocazioni differenti e diverse da quella del ministro Guidi – ha affermato Longo – perché il ministro dello Sviluppo economico è, con Palazzo Chigi, quello competente sul tema Ilva.”
“Con tutto il rispetto per il ministro Lupi impegnato già su tanti fronti – ha concluso Longo – decliniamo per questi motivi, sostanziali e giuridici, altre convocazioni e altri referenti su un caso Ilva che ha bisogno di posizioni univoche e chiare del governo”.

TIR: TRASPORTOUNITO, LA GERMANIA NON E’ EUROPA

La Germania con una procedura unilaterale, contraria a tutte le normative europee, impone alle imprese di autotrasporto europee e internazionali, l’obbligo di un “salario minimo garantito dei conducenti”; pena il divieto a operare su territorio tedesco.

“Nei fatti – afferma Maurizio Longo, Segretario Generale di Trasportounito – la Germania pone in essere misure di puro protezionismo delle imprese nazionali: l’eccessiva rigidità della regolamentazione tedesca limita e condiziona le attività di autotrasporto svolte dalle imprese europee non tedesche. E non è un a caso che già 14 Paesi europei abbiano già contestato la normativa tedesca. Sarebbe ora che anche l’Italia si muovesse in questa direzione”.

Oltre alle pesantissime sanzioni pecuniarie (fino a 30 mila euro in caso di mancata o non veritiera comunicazione all’autorità tedesca, e fino a 500 mila euro, in caso di corresponsione di un salario minimo inferiore a 8,5 euro l’ora), la Germania impone l’obbligo di comunicazione dell’ inizio, della durata e della fine del trasporto, nonché quello, sempre a carico dell’impresa straniera, di conservare tali documenti per almeno due anni. Il tutto rigidamente in lingua tedesca, dalla documentazione alle attestazioni, dalle certificazioni fiscali, alle responsabilità di cui ovviamente i committenti scaricano inesorabilmente sull’impresa di autotrasporto.

“Sebbene sia condivisibile il principio – precisa Longo – secondo il quale occorre contrastare le azioni di dumping (l’Italia è ormai preda di imprese dell’est che viaggiano sotto costo), non si comprende come mai non viene utilizzato lo strumento di cui si è dotata l’Unione Europea e cioè il Registro Elettronico Nazionale (REN), che dovrebbe essere a disposizione di tutti i Paesi membri, per identificare, comunicare e sanzionare le imprese di autotrasporto che si comportano in modo non corretto”.

“Tutto l’impianto tedesco – evidenzia Longo – non è altro che una invenzione strumentale per favorire le imprese nazionali. Ma è venuto il momento di far capire alla Germania che non è l’Europa”.

“Sino a oggi l’Italia a livello governativo ha brillato per la sua assenza – conclude Longo – evidenziando una colpevole distrazione rispetto a questi temi. Occorre invece chiedere con urgenza la “sospensione del provvedimento tedesco” o, in alternativa, l’applicazione del principio di reciprocità”.

TRASPORTOUNITO: BASTA CON IL “DOPING DELLE MANCE”

Duecentocinquanta milioni di mance e prebende, divenuti strutturali grazie ad un Governo che il “verso”, anziché cambiarlo, lo rafforza, saranno distribuiti secondo una mediazione di rito che si consuma da circa un ventennio. Oggi infatti si torna a discutere la ripartizione delle risorse economiche assegnate all’autotrasporto. E le logiche di ripartizione sono immutabili: circa 1.000 euro a camion distribuiti secondo disposizioni ormai anacronistiche e per mascherare l’acronica assenza di una qualsivoglia politica sul trasporto di strada.
“Politica zero ma tanta compiaciuta ipocrisia nel tirare avanti secondo esigenze di vertice. L’appiattimento e l’incapacità del Governo – sottolinea il Segretario Generale di Trasportounito, Maurizio Longo – di elaborare strumenti incentivanti e normativi con forte carattere competitivo, ha determinato il collasso dell’intera categoria”.
“E contro questa logica – suggerisce Longo – sarebbe invece necessario ad esempio destinare almeno 20 milioni di euro, da detrarre agli sconti sui pedaggi autostradali assegnandoli alle imprese di autotrasporto trascinate sul fondo dalla crisi dell’Ilva”.
“Gli aiuti all’autotrasporto – conclude il segretario nazionale di Trasportounito – non devono più confluire a piè di lista nei bilanci dei consorzi, ma essere concentrati sugli investimenti e sulle ristrutturazioni aziendali. Lo scorso anno le risorse (pari all’8% del totale) mirate a questi obiettivi si sono esaurite in poco più di un mese ma anche questo segnale è risultato del tutto inascoltato nelle sedi decisionali dove si opta sempre e comunque per la gestione day-by-day della sopravvivenza”.

Autotrasporto: promesse calpestate. Bloccata l’Ilva di Novi Ligure

. E’ stato infatti disatteso totalmente l’accordo in base al quale sarebbero state saldate entro il 15 gennaio scorso le competenze sugli arretrati alle imprese di autotrasporto di Novi Ligure. Imprese che non percepiscono pagamenti dall’aprile del 2014.
Alla manifestazione di protesta a Novi sta aderendo più del 70% delle aziende che lavorano per Ilva e che bloccano oggi sia le merci in entrata sia quelle in uscita.

Trasportounito :senza coraggio le proposte del Ministro Lupi

Per troppi anni le imprese italiane di autotrasporto hanno vissuto l’illusione di norme a loro tutela, ma in realtà, nell’ultimo decennio, hanno subito subito solo le conseguenze di norme sbagliate, inapplicabili, poi modificate con interventi parziali, alcune bocciate dall’Unione Europea, altre controproducenti e altre ancora rimaste sulla carta.
Le nuove proposte di modifica della normativa sull’autotrasporto, presentate dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti nel corso dell’incontro svoltosi con le associazioni la scorsa settimana, sembrano tradire la volontà di perseverare sulla linea della complicazione, di procedure inattuabili, in alcuni casi distanti dalla realtà, di sistemi intricati per i quali non si comprende chi e come dovrebbe controllare, e chi e come dovrebbe sanzionare.
“La semplificazione normativa è un atto di coraggio – ha commentato il Presidente Nazionale di Trasportounito – le proposte del Ministro sono solo un fragile “rammendo” di errori del recente passato. Siamo ormai all’esaltazione del mito di Sisifo: per l’autotrasporto si sfornano norme, poi si eliminano, successivamente se ne approvano altre che saranno eliminate a breve, e così via”.
Pur riconoscendo al Ministro il merito di aver individuato una soluzione utile per evitare un taglio nel recupero delle accise sul carburante, che avrebbe comportato un clamoroso e totale default dell’autotrasporto italiano, il presidente Pensiero ribadisce tuttavia “la necessità e la disponibilità per un confronto utile a costruire un mercato semplificato che generi chiarezza e trasparenza, e che, soprattutto, individui gli obiettivi strategici su quale autotrasporto si vorrà nel futuro”.

TRASPORTOUNITO: NON PAGHIAMO PIù L’ALBO STOP ALLE TASSE PER SOSTENERE ENTI INUTILI

“Basta alle tasse e ai balzelli per sostenere enti inutili e affossare le aziende che lavorano”. Maurizio Longo, segretario generale di Trasportounito, ha lanciato oggi questo appello agli autotrasportatori, sia a quelli aderenti all’associazione di cui è segretario, sia a quelli che si richiamano ad altre associazioni che hanno espresso in questi giorni forti perplessità proprio rispetto al pagamento di balzelli per tenere in vita l’Albo nazionale dell’autotrasporto.
“Albo – sottolinea Longo – che impone ogni anno ad aziende di un settore come quello dell’autotrasporto, che viaggia sotto i livelli minimi di sopravvivenza, un onere aggiuntivo e anacronistico di 8 milioni di euro all’anno”.
Secondo Trasportounito l’entrata in funzione del Registro Elettronico Nazionale (Ren), unico soggetto riconosciuto dall’Unione europea, ha messo a nudo la totale inutilità dell’Albo e l’arbitrarietà con la quale si continua a tassare la categoria per mantenere in vita un organismo in decadimento che non è neppure più dotato di un suo portale web e si avvale di un portale esterno (quello dell’automobilista) per fornire informazioni datate e inaffidabili. Un organismo sulla cui qualità delle spese sarebbe necessario urgentemente comprendere le modalità operative, le scelte e gli affidamenti.
“E’ il momento di dare una risposta decisa: l’autotrasporto – conclude Longo – non pagherà i contributi 2015 per sostenere l’Albo confermando indirettamente la via tracciata dalla Presidenza del Consiglio, ovvero quella di una spending review che, da un lato, liberi le imprese da oneri impropri e, dall’altro, acceleri il processo di liquidazione degli enti inutili”.

Autotrasporto, a Genova posti di lavoro in fumo

Allarme occupazione per l’autotrasporto genovese; allarme iconducibile a tre diverse emergenze economiche aventi un unico comune denominatore: il lavoro se ne va da Genova e le aziende del trasporto merci sono costrette a trasferire l’attività o a chiudere in modo definitivo.
1) Il materiale di risulta dello smantellamento della Concordia verrà affidato a 80 veicoli che effettueranno oltre 3000 mila trasporti. Ma nessuno di questi veicoli sarà genovese visto che a svolgere il servizio saranno solo le aziende di un  consorzio di Brescia.
2)  Con la chiusura delle discarica di Scarpino e la conseguente necessità di trasportare i rifiuti nei siti piemontesi si bloccheranno le attività delle aziende genovesi  di trasporto abilitate a conferire materiali inerti dai cantieri genovesi. I nostri autotrasportatori non sono in grado di competere con le aziende del basso Piemonte, avvantaggiate da soluzioni logistiche più efficaci. Sulle piccole “portate” di detriti si potrebbero invece scatenare fenomeni di abusivismo e irregolarità, con gravi danni anche ambientali.
3)  Ultime, e forse ancor più gravi, le conseguenze della drammatica situazione dell’ILVA: a rischio  fallimento anche l’indotto di trasporto rappresentato da decine di piccoli autotrasportatori che già oggi soffrono per i ritardati pagamenti e che a breve potrebbe perdere definitivamente le commesse e il lavoro.
Le aziende possono competere se il contesto di mercato e strutturale lo permettono: a Genova purtroppo non è così ed è evidente che stiamo pagando la mancanza di efficaci politiche del lavoro, di necessarie scelte infrastrutturali, oltre all’assenza di una anche basica attività di marketing territoriale da parte di una classe politica e dirigenziale incapace di compiere quelle scelte che oggi sono diventate un’emergenza.

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